GABRIELE D'ANNUNZIO (1863-1938)

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L'esordio letterario di D'Annunzio avviene sulla scia di Carducci e Verga. Le raccolte liriche  Primo vere (1879) e Canto novo (1882) si ispirano al Carducci delle Odi barbare (1879) per la metrica barbara, il senso tutto pagano delle cose sane e forti. La fusione tra io e natura preannuncia il panismo superomistico. La raccolta di novelle Terra vergine (1882) si ispira al Verga di Vita dei campi (1880): è presente una tematica regionale ( figure e paesaggi d'Abruzzo), mancano il meccanismo della <<lotta per la vita>>e la tecnica dell'impersonalità verghiana. Viene rappresentato un mondo idillico, dominato da passioni irrefrenabili. Le raccolte di novelle Novelle della Pescara (1902), accanto all'interesse regionale e dialettale, presentano un interesse per un mondo magico, superstizioso e sanguinario, caratteri che si ricollegano alla matrice irrazionalistica decadente e si allontanano dalla visione positivistica del Verismo.           

La fase dell'estetismo

Col suo primo romanzo, Il piacere (1889),  D'Annunzio inaugura in Italia la fase del romanzo psicologico ed estetizzante. Il protagonista è Andrea Sperelli, un giovane nobile romano. Dopo la relazione, fatta di sensualità esasperata, con Elena Muti, il giovane si tuffa in una serie di avventure galanti nel bel mondo, tra cui un duello in cui viene ferito. Durante la convalescenza, conosce una dama di nobili sentimenti, Maria Ferres: ma preso dal ricordo della passione precedente, si lascia sfuggire il nome di Elena mentre è tra le braccia di Maria che fugge sconvolta. Andrea Sperelli può essere confrontato con l'aristocratico Des Esseintes, protagonista del romanzo Controcorrente (1884) di Karl Huysmans.

Figura 1 Karl Huysmans

 Des Esseintes è un aristocratico che respinge la mediocrità del mondo borghese e si ritira in una splendida solitudine, fatta di arte e letteratura. Altrettanto significativo è il confronto con Il ritratto di Dorian Gray (1891), romanzo scritto da Oscar Wilde:

Figura 2 Oscar Wilde

Dorian è un giovane bellissimo, di cui un pittore sta eseguendo il ritratto. Lord Wotton rivela a Dorian il senso della bellezza: essa è un bene transitorio, che deve essere vissuto intensamente. Così Dorian si abbandona alla ricerca dei piaceri più sfrenati. Per un sortilegio, Dorian ottiene di poter mantenere intatto l'aspetto fisico, mentre invecchia il suo ritratto. Dopo una vita corrotta, Dorian scopre che il suo ritratto invecchiato rappresenta la sua coscienza e vorrebbe distruggerlo: nel momento in cui lo colpisce, Dorian muore, mentre il ritratto riprende le fattezze di un tempo.

I caratteri del perfetto esteta: Andrea Sperelli.

1.    La passione per l'arte e la bellezza raffinate, perché nutrite di studi e letture. Il protagonista è attratto dallo stile di vita aristocratico, come si deduce dalla descrizione di arredamenti, vestiti, oggetti d'antiquariato.

2.    L'estensione del culto della bellezza dall'arte alla vita: attraverso un perfetto dominio di sé (<<habere, non haberi>>, cioè dominare, non essere dominati, possedere, non essere posseduti), l'esteta Sperelli fa della sua vita un'opera d'arte.

3.    La ricerca della sensazione, dell'immaginazione, del piacere, come continua sperimentazione di nuove esperienze.

4.    Il distacco sprezzante dalla massa degli uomini comuni, identificati con i borghesi.

5.    In realtà  Sperelli è un eroe sconfitto, <<inetto>>, cioè incapace ad agire a causa della mancanza di volontà, di valori morali: la sua vita si sottrae alle leggi del bene e del male per farsi dominare dalla legge del bello.

6.    Il personaggio dell'esteta è una forma di risarcimento immaginario alla condizione di degradazione dell'artista: infatti, nell'Italia postunitaria, in seguito allo sviluppo capitalistico in senso moderno, frutto della seconda rivoluzione industriale, l'artista era stato relegato ai margini della società, perché era costretto a subordinarsi alle esigenze della produzione di mercato.

7.    L'impianto narrativo risente ancora della lezione del realismo ottocentesco e del verismo nella costruzione di un quadro sociale, di costume, popolato da aristocratici oziosi e corrotti. Comunque  D'Annunzio si distacca dal Verismo perché mira a creare soprattutto un romanzo psicologico: contano i processi interiori del personaggio indagati in modo analitico; la vicenda si svolge entro la psiche di Sperelli; il racconto è una fitta trama di immagini simboliche e non di eventi concreti: la donna, ad esempio, è l'immagine simbolica delle forze oscure della psiche che impediscono all'esteta di realizzare il suo ideale di vita. In realtà la donna è un alibi per mascherare l'impotenza a vivere nel mondo borghese moderno, dominato dall'utile e sordo alla bellezza. I procedimenti narrativi si staccano, per lo più, da quelli del Verismo: prevale il discorso indiretto libero che coglie in modo immediato i pensieri del personaggio (il fluire dei pensieri del personaggio non è riportato in forma diretta tra virgolette, ma in forma indiretta, pur non essendovi un verbo di <<dire>> che regga il discorso); ci sono, però, interventi del narratore D'Annunzio che pronuncia giudizi sul personaggio.

La fase del <<buonismo>>.

In questa fase D'Annunzio è influenzato dal russo Dostoievskij, autore di "Delitto e castigo".

Figura 3 Dostoievskij

L'Innocente (1892) racconta la stanchezza morale di Tullio Hermill, stremato dal troppo peccare, e del suo proposito di riparare ai torti inflitti alla moglie. Il protagonista presenta una contorta psicologia omicida: uccide il figlio che la moglie ha concepito da un'altra relazione. Per <<bontà>> si intende il desiderio di rinascita che segue alle orge dei sensi. La raccolta poetica Poema paradisiaco (1893) canta il ritorno all'innocenza dell'infanzia; è dominata da stati d'animo di morte e di languore, tipicamente decadenti.

La fase del superuomo.

D'Annunzio coglie alcuni aspetti del pensiero del filosofo tedesco Nietzsche, autore di "Ecce Homo" e "Così parlò Zaratustra". Nietzsche basava il suo pensiero sulla <<volontà di potenza>>, cioè sul concetto che l'uomo doveva allontanarsi dalla tradizione giudaico-cristiana (per la quale l'uomo doveva annullare la sua volontà in Dio) e doveva riappropriarsi della propria dignità umana, affermando se stesso.

Figura 4 Nietzsche

Il filosofo parlava di "oltre Uomo", cioè di un uomo che doveva superare la condizione di sottomesso ai valori predicati dalla tradizione giudaico-cristiana. D'Annunzio, invece, parlando di superuomo allude ad un essere eccezionale. Il superuomo, antiborghese e antidemocratico, rifiuta la realtà borghese del nuovo Stato unitario, in cui i principi egualitari schiacciano la personalità, e lo spirito affaristico contamina il senso della bellezza; il superuomo ingloba in sé l'esteta, perché non vive secondo le leggi comuni del bene e del male, ma se ne differenzia perché non rifiuta la realtà, isolandosi nell'arte, ma intende dominarla; egli domina gli altri e non si ferma alla semplice affermazione di se stesso; sprigiona vitalità, lo <<spirito dionisiaco>>( Dioniso era il Dio greco dell'ebbrezza). Non a caso la fase del superomismo coincide con l'età di Crispi, caratterizzata da una politica autoritaria improntata all'imperialismo coloniale.